Un cuore in dono: la storia di Ryan

Ryan Comerford aveva 38 anni quando nel 2013, ad un controllo medico, gli fu diagnosticata una patologia genetica trasmessagli dalla madre, la laminopatia. Quell’estate gli fu impiantato un Pacemaker. Tuttavia nel 2014 accusò un insorgere di sintomi degenerativi, nonchè un generale e marcato indebolimento: camminare, respirare, dormire, e muoversi in generale erano diventate azioni difficili da compiere. Ryan fu quindi avviato ad un sistema di infusione endovenosa continua di inotrope Dobutamina, che gli permetteva di condurre una vita pressocché normale ma con un prezzo terribile da pagare: 6 mesi di questo trattamento gli avrebbero fatto precipitare il tasso di morbilità, per giungere ad un tasso mortale del 100% dopo 12 mesi di assunzione. Era quindi iniziato il conto alla rovescia sulla via del non-ritorno, verso il traguardo ineluttabile del trapianto cardiaco, ma i medici decisero di non rivelargli (ancora) esattamente la gravità della sua situazione.

Ryan and  Anna 2

Fu allora che nell’estate del 2015, spensierato e a cuor leggero decise di intraprendere un viaggio in Italia con la sua fidanzata Anna, e di chiedere la sua mano sulle rive del Lago di Bracciano.

in Anguillara 2

Al ritorno, la solenne notizia: Ryan ha davanti a sé meno di un anno di vita, e necessita di un urgente trapianto di cuore. Viene messo sulla lista “priorità 1B”, e quindi inizia la trepida attesa. La domanda è tanta, i donatori sono pochi, il matching è una scommessa e devono corrispondere tanti parametri.

boarding plane

Il 1° novembre alle ore 8.00 del mattino arriva la tanto aspettata e temuta chiamata dall’ospedale di Stanford e scatta il piano A (dove da mesi ogni dettaglio è stato meticolosamente preparato, dal bagaglio, al percorso, alla macchina pre-parcheggiata all’aeroporto di arrivo). In meno di 2 ore Anna e Ryan atterrano a Palo Alto. Ryan viene sottoposto ad un trapianto di cuore alle ore 14:00, tutto si svolge in maniera ottimale.

 

La storia non finisce qui, anzi, possiamo dire che in un certo senso non fa che iniziare. Il peggio è passato, ma ora incomincia la parte difficile. Ryan si risveglia e comincia a condividere: le sue impressioni, la sua gratitudine… e anche i suoi bisogni.

Infatti, i tre mesi di degenza obbligatoria post-intervento hanno un costo che Ryan e Anna non sono in grado di sostenere. La permanenza a Silicon Valley gli costerà oltre 20mila dollari, e non hanno questi soldi. Allora decidono di lanciare un appello, e pubblicano l’8 novembre una campagna di crowdfunding sulla piattaforma GoFundMe, obiettivo: raccogliere i 20mila dollari necessari attraverso le donazioni volontarie da parte di parenti, amici, e anche estranei.

Ed ecco dove emerge tutta la magia della condivisione di questa storia, fatta di doni e gesti spontanei.
Quella di Ryan e Anna è la toccante storia di:

  • un cuore donato
  • tanto amore, sostegno, energie e cure donate a Ryan, dalla sua sposa Anna e dalla sua famiglia
  • professionalità donata: il pilota che ha portato la coppia nel tragitto-emergenza da San Luis Obispo a Palo Alto ha devoluto l’intero suo onorario per le spese mediche di Ryan
  • soldi donati, da persone toccate da questa storia: in un solo mese il target di funding è stato già più che oltrepassato, tanto che ai primi di dicembre la cifra raccolta supera i 22mila dollari (la campagna doveva durare 3 mesi, fino al 29 gennaio 2016)
  • ospitalità donata: i loro ospitanti AirBNB hanno abbassato il costo di affitto del 30%, oltre a procurare a Ryan un letto speciale e un riadeguamento totale dell’appartamento dove tuttora soggiornano.

Una storia che sa di buono.

Ryan and Anna

Ecco alcune riflessioni di Ryan:

Sono infinitamente grato do aver ricevuto il dono della vita. Non saprò probabilmente mai chi è stato il mio donatore, ma non passerà un singolo giorno che mancherò di pensarci. Ho davanti a me una vita che userò per compensare questo regalo fattomi, dal donatore, da Anna, dalla mia famiglia, dai miei amici, dallo staff medico di Stanford, e per cercare di capire quello che mi è successo.

Apprezzo profondamente ogni giorno che vivo, e le persone che incontro. Guardo il mondo con totale stupore e meraviglia. Non importa se vivrò solo pochi mesi con questo cuore nuovo, questi mesi saranno in ogni caso un viaggio incredibile, spettacolare. La vita è meravigliosa e sono felice di poterla condividere con voi.
Posso dire di essere entrato in uno dei Circoli più esclusivi d’America: sono il personaggio di cui canta Tony Bennett nella canzone hit del 1963 “I left my heart in San Francisco!” (ho lasciato il cuore a San Francisco). Incredibile.

Due dati di fatto che Ryan desidera condividere:

  1. sono 122.691 i pazienti in attesa di ricevere organi a causa della scarsità numerica delle persone disposte a donare
  2. 1 donatore può salvare fino a 8 vite umane, quindi se ci fossero più donatori, non si negherebbe a nessuno un’opportunità di vita.

 

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